L'Olimpichetto

L'Olimpichetto è una di quelle storie che nell'Italia del dopoguerra hanno segnato la rinascita culturale e, in certa misura, morale del paese.
Vicenza, come molte altre città italiane, subì ripetuti bombardamenti tra il 1943 e il 1945 che coinvolsero il centro storico e che portarono alla distruzione di alcuni tra i più preziosi edifici della città. In quei tristi anni andarono perduti due dei tre teatri cittadini: il teatro Verdi in viale Roma e il magnifico teatro Eretenio, opera settecentesca di Antonio Mauri e la cui facciate era stata progettata da Ottavio Bertotti Scamozzi, raso al suolo la notte del 2 aprile 1944.
Rimaneva ancora miracolosamente intatto il teatro Olimpico, ultima opera del Palladio che, completato dal suo allievo Vincenzo Scamozzi, è il teatro coperto più antico del mondo. Era di vitale importanza proteggere questo gioiello così, nel 1943, le statue di pietra furono sepolte nel giardino e nel 1944 le scene lignee dello Scamozzi furono fotografate, numerate, smontate e messe al sicuro in un rifugio sotterraneo.
Finita la guerra c'è grande voglia di rinascita e di ricostruzione per lasciarsi alle spalle il periodo buio vissuto dall'Italia. Anche l'Olimpico rinasce: le statue vengono dissotterrate e le scenografie tirate fuori dai depositi e nel febbraio 1946 vengono rimontate e rimesse al loro posto. Ma l'esperienza della scomposizione e ricomposizione delle scenografie scamozziane suggerisce a Guido Salvini l'idea che si possa fare di questo splendido teatro un ambasciatore itinerante, in Italie e nel mondo, del teatro di alto livello. Certo non si sognava di trasportare in giro il prezioso manufatto ma si fece strada in lui la convinzione che si potesse riprodurre fedelmente e in scala il tutto.
Mentre lavorava alla messa in scena dell'Edipo Re (che fu anche lo spettacolo inaugurale dell'Olimpico il 3 marzo 1585) Salvini covava l'ambizioso progetto di portare la tragedia di Sofocle a Londra e a Parigi (fino a tre anni prima Inghilterra e Francia erano considerati paesi nemici....) ma portandosi dietro, oltre al cast, anche il teatro! Scrive quindi ad Antonio Dalla Pozza, membro dell'Accademia Olimpica e grande cultore del Palladio, una lettera con l'entusiasmo di un bambino e quella limpidezza d'animo che avevano gli uomini e le donne di quel tempo desiderosi di riscattare l'Italia dalle nefandezze della dittatura:
"Sono a rivelarle il mio piano segreto per Vicenza.....Dunque io ho lavorato tutto l'inverno per poter portare gli spettacoli di Venezia, subito dopo il Festival, a Londra e a Parigi. Le cose si mettono bene, il Ministero è favorevole, i due Ambasciatori italiani si agitano, compatibilmente con l'agilità dei nostri diplomatici, una cifra massima per sopperire alle spese di viaggio ecc. sta per essere stanziata.... Si dovrebbe fare quattro recite a Londra ai primi di ottobre e quattro a Parigi dal 14 al 17 ottobre.
Se con sforzi locali si potesse riprodurre il palcoscenico del Teatro Olimpico (in una scala un po' ridotta) non solo pittoricamente ma plasticamente, in modo da portare all'estero non un qualunque Edipo di Sofocle, ma la tragedia classica fatta all'italiana, cioè nello stile del più celebre teatro italiano, io sono certo che il successo sarebbe grandissimo.....
L'unica spesa relativamente forte che esorbiterebbe dal preventivo sarebbe la riproduzione scenografica dei tre archi e delle tre strade. Io ho a disposizione un tecnico bravissimo che potrebbe instradare una maestranza locale sul modo di costruire le scene che fossero nello stesso tempo facilmente smontabili e trasportabili senza eccessivo ingombro né peso, ma occorrerebbe che una specie di comitato cittadino e un artigianato cittadino si dedicassero con la passione per la propria città, col desiderio di renderla sempre più famosa nel mondo, alla realizzazione delle scene.....non dovrebbe essere impossibile trovare anche a Vicenza chi regalasse un centinaio di fogli di compensato, un centinaio di metri di tela e il necessario per i calchi di alcune parti in aggetto. Resterebbe la manodopera, ma in fondo tutto si ridurrebbe a un mese di lavoro di tre o quattro buoni operai, quindi a una cifra non astronomica."
Il 2 settembre 1948 va in scena l'Edipo Re, progetto che fu sospeso nel 1933, adottando la traduzione di Manara Valgimigli, più agile e più adatta alla recitazione (una vera novità!) e si rivedono i costumi in stile rinascimentale invece che all'antica (cioè le classiche tuniche dei greci antichi a cui siamo abituati). Guido Salvini propone una regia più moderna con l'uso del coro e un linguaggio scenico aggiornato e coerente con le esigenze del teatro. Il successo è grandioso con un pubblico entusiastico composto da molti corrispondenti esteri e molti artisti del cinema in quei giorni presenti a Venezia per la mostra. Questo incoraggia Salvini a mettere in piedi la tournee a Londra e a Parigi portando le scenografie preparate a Vicenza e il 28 ottobre 1948 scrive ancora a Dalla Pozza:
"La scena dell'Olimpico ha fatto impazzire gli inglesi e più ancora i francesi, che volevano che io la lasciassi la. Circa i danni alle scene, la cosa non mi meraviglia. Sono arrivate sia a Londra che a Parigi piuttosto malconce, ma con una giornata di lavoro dei macchinisti e del pittore che avevo con me, sono andate perfettamente a posto. Sono costruite talmente bene che non ci vuole niente a rimetterle apposto,"
Insomma: un trionfo! La scenografia, dopo la tournee europea, viaggia ancora per parecchi anni sia in sud America che negli Stati Uniti e viene utilizzata in diverse tournee in Italia nei più prestigiosi festival teatrali. Sul retro delle componenti scenografiche si possono ancora vedere i timbri apposti dai vari teatri in cui furono allestite, primo fra tutti il Cambridge Theatre di Londra e quello de La Fenice, teatro in cui fu eseguito il primo importante intervento di restauro. La scenografia fu utilizzata fino ai primi anni del duemila e venne poi abbandonata nei depositi comunali dove se ne perse la memoria e le tracce. Solo recentemente, grazie all'interessamento di un consigliere comunale, furono avviate delle ricerche per capire se fossero ancora nei depositi comunali e, con grande sorpresa di tutti, i vari pezzi saltarono fuori poco alla volta. Data l'importanza storica e culturale del manufatto il comune decise di procedere al restauro da parte degli allievi dell'ENGIM supervisionati da esperti restauratori che hanno seguito passo a passo i lavori.
Oggi questa meraviglia è stata oggetto di una mostra sorprendente nel salone della Basilica Palladiana affinché il pubblico potesse conoscere da vicino un pezzo importante della storia del teatro della nostra città.
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